Ieri ero in macchina: il traffico, un caldo insopportabile e la stanchezza di una giornata sulle spalle. Insomma, non era proprio uno dei miei momenti migliori. Poi è successa una cosa: la radio ha iniziato a suonare una canzone:  “(Everything I do) I do it for you” di Brian Adams; e mi è venuta la pelle d’oca. Tutto questo potrebbe sembrare abbastanza strano, ma se il 27 giugno eravate insieme a me su quel palco, o eravate seduti in platea, allora ascoltando questa canzone, non potrete che provare la stessa sensazione. Ma mi sembra giusto provare a spiegare anche a chi non c’era, le sensazioni provate quella sera, pur essendo consapevole che sono emozioni che è quasi impossibile mettere nero su bianco.

Come ogni anno , l’Accademia Iris ha messo in scena il suo spettacolo di fine anno. Ogni anno la nostra insegnante Amira cerca di superarsi (e a dirla tutta ci riesce benissimo), con uno spettacolo più complesso del precedente. Questa volta, la scelta è caduta sull’Aida: una tragedia che ha richiesto, oltre ad un lavoro di tecnica dovuto alle coreografie più complesse, un  duro lavoro di interpretazione.

Il risultato, a giudicare dal teatro stracolmo e dagli applausi del pubblico, è stato più che soddisfacente. Si sa, i saggi di danza rappresentano per la maggior parte dei parenti e degli amici una noia a cui non possono sottrarsi. Cosa vera per la maggior parte dei “saggi”. In questo caso, lo spettacolo è stato definito coinvolgente in tutti i sensi: dalle ali di Iside alla danza del piatto Marocchino passando per le danze tradizionali, la bollywood dance e la marcia trionfale, fino ad arrivare al culmine della tragedia stessa e finendo poi con il pezzo conclusivo, reso quanto più emozionante possibile perché cantato e interpretato da una delle allieve dell’accademia (Kate D’angelo): Everything I do) I do it for you” di Brian Adams, per l’appunto.

E questo è il giudizio di chi ha assistito al nostro spettacolo. Ora, vorrei cercare di farvi percepire almeno un pizzico delle emozioni che noi allieve abbiamo provato su quel palco quella sera. Vi è mai capitato di fare qualcosa che desiderate molto e che allo stesso tempo vi spaventa? Allora riuscirete a capire quello di cui vi sto per parlare. Il 27 giugno è stato per noi allieve un giorno che ci ha letteralmente divise in due parti: quella che non vedeva l’ora di salire sul palco e di mostrare a tutti, ma soprattutto alla nostra maestra, quanto impegno e passione abbiamo messo in questo lungo  anno di prove nella speranza di rendere giustizia alle coreografie pensate per noi, e di renderla fiera di noi; insomma, di poterle dare in cambio la soddisfazione di capire che tutte le giornate di prove, di stress e le notte insonni per scegliere i vestiti e i passi più adatti a noi, non sono andate perse. E poi l’altra, la parte terrorizzata di non riuscire, di sbagliare, e di deludere. Nell’esatto momento in cui siamo salite su quel palco, questa parte si è volatilizzata, e siamo tornate intere e piene di passione e gioia, piene di voglia di ballare e di trasmettere tutto questo a chi ci osservava. Quelle due ore a noi sono sembrate 5 minuti: il tempo è volato, lasciandoci una marea di adrenalina in circolo, le lacrime agli occhi per l’emozione e la consapevolezza di sentirci tutte più unite per aver condiviso quello che definisco un “momento felice”. È stato in quelle due ore su quel palco, tra gli sguardi di sostegno, le mani strette e gli abbracci dietro le quinte, che abbiamo scattato la nostra “Fotomemoria”, il nostro ricordo indelebile.

Il grazie più grande va sempre alla nostra maestra/amira/psyco/amiradestruction/le posiziooooni, insomma, a Valeria: per averci regalato l’amore per questa disciplina; tutto il suo tempo; per averci regalato un posto dove sentirci a casa; per averci regalato non uno ma tanti momenti felici in ogni lezione di questo anno accademico; per averci insegnato a volerci un po’ più bene.

Non credo, purtroppo, di aver reso bene l’idea di quello che ho provato quella sera e che provo ogni volta che metto piede in accademia. Certe cose bisogna provarle per capirle. E spero che questo possa spingere molte di voi ad entrare a far parte della famiglia Iris.

Dopo più di un mese pensando a quella sera ho ancora l’adrenalina in circolo che mi spinge a dire:

“Lo rifacciamo?”

Roberta Capezzuto

 

 

Il saggio è quell’apostrofo d’oro tra il vivere tutti i giorni in Accademia e il ritrovarsi di colpo con le sere libere a chiedersi “che cosa sto facendo?” “chi sono?” “perché esisto?”

Ciò che resta un mese dopo dal saggio è la consapevolezza che manca solo un altro mese per ricominciare! E poi c’è il bisogno di continuare a ballare, in qualsiasi momento e con qualsiasi musica. Ma se si trattasse solo di danza il saggio spettacolo Aida 2016, sarebbe facile da commentare.

Siccome non saprei riassumere le impressioni del saggio preferisco condividere brevi momenti non immortalati da fotocamere, che sono preziosi ed emozionanti quanto danzare sotto i fari di un palcoscenico con un vestito meraviglioso.

  • Tutte le mie cene del lunedì sera alle ore 23 circa aspettando con ansia che Rita pubblicasse il video delle prove su WhatsApp, e quindi vederlo e rivederlo mentre ceno, mentre lavo i piatti, mentre lavo i denti. A letto, nel buio totale.
  • Tutte i miei viaggi in metropolitana ascoltando le musiche del saggio ripetendo a mente (ma spesso e volentieri non solo con la mente) le mie coreografie
  • La sera che è nata la coreografia della classica, che fu come imparare uno scioglilingua. Quanto abbiamo amato e ameremo questa coreografia non si può spiegare.
  • La sera in cui imparammo a sembrare sexy “predimi! lasciami… lasciami!”
  • Quel sabato in cui due di noi ci hanno detto “arrivederci” per costruire una nuova vita o farne fiorire una dentro
  • I rimproveri solenni, tutte le volte in cui la musica si stoppava e la maestra gridava “daccapo” che poi ci hanno regalato “Corale classica – velo dorato” che è il video amatoriale del saggio che rivedo ogni volta che voglio essere felice
  • Quando dopo le prime prove generali un’altra ballerina mi ha fatto i complimenti e il cuore mi si è sciolto
  • Quel venerdì sera che andammo tutte noi Shikat con la mia macchina alle prove generali ascoltando “zaki ya zaki” a palla per le strade di Portici
  • La sera prima dell’esame di maturità di Cira in cui abbiamo ballato in Accademia “Notte prima degli esami”… con le ali di Iside!
  • Cantare “DOOO-MIII-NAAAAAAAAAAA” ovunque, sempre e comunque!
  • Tutte le volte che avete riso o vi siete spaventate per le mie maniacali e ormai proverbiali LISTE. Ecco, avete appena finito di leggerne un’altra!

Marta 

 

Note di una principiante

Quando si inizia una nuova disciplina non si sa mai davvero cosa aspettarsi. Emozionarsi passo dopo passo e riscoprirsi lezione dopo lezione.Quando ti avvicini ad una disciplina così, senza avere nessuna esperienza precedente, l’emozione della scoperta cammina di pari passo con l’agitazione e il timore di sbagliare. La danza si esprime in un ventaglio vastissimo di modi, parla di te e per te.
Imparare a ballare è come imparare una nuova lingua. All’inizio ti senti impacciato, buffo e quasi ridicolo, pensi spesso che non ne sarai mai in grado e che non sarai mai in grado di padroneggiarla davvero…poi in un attimo il tuo corpo parla, parla in una lingua che non emette alcun suono e nemmeno rumore, ma parla e si fa comprendere.

Quando ho iniziato a danzare non pensavo avrei mai potuto farlo per qualcun altro, guardavo in avanti e non pensavo il mio corpo potesse imparare a parlare una lingua tanto armoniosa.
Dedizione, impegno, fatica, soddisfazione ed ogni tanto una sacrosanta strigliata hanno fatto sì che anche io mi sentissi in grado di mostrare cosa c’è dietro qualcosa di così bello.

Prima del saggio, soprattutto quando balli per la prima volta, durante le prove generali, hai paura di migliaia di cose e ti poni altrettante domande: <<e se sbaglio i passi?>> <<ma se vado fuori tempo?>> <<non riuscirò a gestire i cambi.>>, tutto diventa un problema, tutto è motivo di forte emotività e di stress, pensi che forse non ne vale così tanto la pena;  nonostante ciò, a differenza di quello che pensavo prima del mio primissimo saggio, penso di aver capito quale è il momento in cui si decide di continuare a sopportare così tanto stress, la più grande emozione, il più grande spettacolo, purtroppo gli spettatori non lo possono vedere dalle loro poltrone giù in platea: guardarsi allo specchio quando il vestito è messo ed il trucco è pronto,  prendere gli strumenti di scena e posizionarsi dietro le quinte, entrare in scena e restare abbagliati, ricordare i consigli della maestra, lasciare che il proprio corpo sia libero ed abbandonarsi alla musica per quella ultima ed importante prova.

Eleonora 

E’ trascorso poco piu’ di un mese dal  saggio spettacolo dell’Accademia Iris di Valeria Schiano.

Che dire? UN VERO SPETTACOLO!
E per me “giovane”allieva ,trovarmi sul palco del teatro Roma insieme a tutti i componenti della meravigliosa famiglia Iris, é stata un’ esperienza entusiasmante e ricca di intense emozioni.
 Le  esperienze arricchiscono?…… Si.ed io sono una donna ricchissima!
Valeria  riesce a realizzare i  suoi spettacoli con una classe ed una passione  che la contraddistinguono…..GRAZIE!
P.S. Replichiamo?
Gabriella Donnianni

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