Zaghareet festival quest’anno si è aperto con la competition, alla quale hanno preso parte diversi gruppi, danzatrici soliste amatoriali e professioniste con una giuria dalla G maiuscola rappresentata da maestri internazionali come Chiara Saccomanno, Romina Maluf, Aladin El Kholy e Nina Nikolina.
Di solito partecipa
re ad una competizione è sempre un’esperienza piena di tante sensazioni ed emozioni e per questo motivo necessita di un’intensa preparazione fisica quanto psicologica. Mettersi in gioco non è mai molto semplice, ma personalmente la trovo una cosa molto stimolante: infatti, quest’anno non mi sono fatta mancare proprio niente in questo senso.
Ho preso parte alla competizione gareggiando sia con il mio gruppo che da solista amatoriale. Il che, oltre a rendermi una pazza, mi rende anche capace di darvi due punti di vista, due bagagli di emozioni totalmente diversi ma allo stesso tempo legati alla stessa serata.
Nonostante abbia già gareggiato con le mie compagne, ogni competizione è diversa dall’altra. Ogni esperienza è capace di arricchirci in diversi modi, di migliorarci sia dal punto di vista tecnico che psicologico. Ci aiuta a capire quanto pur gareggiando insieme, ognuna di noi è fondamentale ed indispensabile per la buona riuscita dell’esibizione; ci fa sentire un tassello importante e il tutto senza metterci ansie o paure ma al contrario, facendoci sentire più forti, consapevoli che le stiamo affrontando insieme sostenendoci a vicenda.

L’esperienza da solista, invece, è arrivata inaspettatamente. Inizialmente avevo paura che mi sarei pentita di averla intrapresa, proprio perché essendo abituata a danzare con le mie compagne, mi sono sempre sentita al sicuro, e in quel caso invece sarei stata da sola e quindi, mi sarei sentita più vulnerabile.
Non posso mentire, dicendo che è stata una cosa che ho affrontato con la totale serenità, perché così non è, come è anche giusto che sia. Nessuno di noi si sente sicuro al 100% nell’affrontare una nuova esperienza e non è mai facile trovare la forza e il coraggio di mettersi alla prova. Per quanto mi riguarda, quel coraggio mi è stato trasmesso da tutte le persone che mi sono più vicine: la mia famiglia, le mie amiche di sempre, le mie stesse compagne ma soprattutto dalla mia maestra. Probabilmente ricevere così tanta fiducia da lei, mi ha dato la giusta carica per gareggiare con lo scopo principale di non deluderla e di ringraziarla per aver creduto in me. Poco prima di entrare sul palco, le gambe a stento mi reggevano e ho dovuto fare qualche bel respiro per calmare l’agitazione, ma una volta partita la musica, ho cercato di fare quello che mi dà serenità e che riesce ad isolarmi in una bolla di tranquillità: ballare, semplicemente ballare; per me e per tutti quelli che mi hanno fatto credere che ce l’avrei fatta, insomma renderli fieri di me.
Direi che è stata senza dubbio una serata davvero intensa. Spero di aver dato, a chi si è avvicinato da poco a questa disciplina e a chi invece la pratica e ha paura di mettersi in gioco, un pochino di coraggio in più, perché nel giusto ambiente, quando ti senti così sicuro e forte per merito di chi ti circonda, si può affrontare anche una gara che sia in gruppo o da soli perché in realtà chi ti sostiene ogni giorno è come se fosse lì sul palco a ballare con te.

di Roberta Capezzuto

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