Avete presente quelle storie sull’amore a prima vista? Quel sentimento che nasce dopo un solo sguardo scambiato con un perfetto estraneo, che ti prende tanto nemmeno fossi un pezzo di ferro in prossimità di una calamita? Ecco, io non ci ho mai creduto, né per quello che riguarda i rapporti sentimentali, né per il resto. Ho sempre avuto bisogno di un po’ di tempo in più per capire ed apprezzare cosa o chi avevo davanti. L’amore a prima vista ha un qualcosa di passeggero, dà l’idea di un fuoco di paglia destinato a spegnersi alla prima folata di vento. E il mio rapporto con la danza orientale è l’esatta dimostrazione di quello che penso.Ma andiamo per ordine.

Nel 2010 mia madre, che seguiva il corso di danza del ventre tenuto da Valeria, mi trascinò in una lezione di prova. Alla fine decisi che quella sarebbe rimasta una semplice prova e che non avrei seguito altre lezioni. Il motivo? Probabilmente non mi credevo capace, non la vedevo una cosa adatta a me, non credevo di avere la predisposizione fisica per quel tipo di danza, avevo vergogna anche solo ad alzare la maglietta per scoprire il ventre. E non ho dato a Valeria nemmeno la possibilità di farmi cambiare idea. Ma poco importa perché le cose sarebbero cambiate radicalmente dopo qualche anno.

Infatti, nel 2013 sono entrata a far parte della famiglia Iris frequentando il corso di balli caraibici. Pur non facendo parte direttamente delle irisine l’ambiente dell’Accademia mi è sempre sembrato totalmente diverso da quello delle altre scuole di danza che avevo frequentato, aveva un non so che di confortevole, di familiare. I mesi passavano e abbiamo iniziato a prepararci per il saggio a cui avrebbe preso parte anche il mio gruppo con un’esibizione.È stato esattamente durante le prove generali che hanno preceduto la data del saggio che ho iniziato a capire realmente  la bellezza della danza orientale , dei suoi ritmi e degli abiti. È stato in quel periodo che ho iniziato a capire che l’Accademia era in realtà una grande famiglia, di persone pronte a sostenersi a vicenda con un abbraccio, con una risata o anche semplicemente offrendosi di cucirti il vestito che per un movimento più accentuato sta perdendo paillette a fiumi. Ho respirato il sostegno reciproco, l’impegno, la dedizione e la passione per questa disciplina; il rispetto, la sincerità e la fiducia che tutte le allieve avevano per la loro insegnante. Ho visto la professionalità, l’impegno e il rispetto della fiducia data, l’amore per l’insegnamento, la bravura, la fantasia, l’organizzazione meticolosa anche dei piccoli particolari di una maestra, di una ragazza, di una donna che ha saputo fare della sua passione un lavoro, che ha saputo prendersi cura delle sue allieve come fossero sue figlie, nonostante la sua giovane età. E il giorno del saggio ho sentito l’adrenalina di tante persone che lavoravano per un obiettivo comune, senza che questo potesse minimamente essere un peso per loro. Le ho viste tenersi la mano e rassicurarsi a vicenda, le ho viste ridere e impegnarsi affinché  la maestra fosse orgogliosa di loro, le ho viste impegnarsi per cercare di donarle anche solo un pizzico di quello che lei aveva donato loro in un intero anno di lezioni. Ho visto mettere in scena uno spettacolo meraviglioso, ho visto il pubblico applaudire ad ogni singolo pezzo.

Ed è stato in quel momento che ho deciso che l’anno seguente non mi sarei limitata a guardare quella meraviglia, ma ne avrei fatto parte.Non avrei semplicemente visto, avrei sentito.E dopo un anno da Irisina, posso dire che sentire quelle cose, è tutta un’altra storia. Il saggio rappresenta il punto più alto raggiunto dopo un anno di scalata. Ma quella scalata è fatta di dedizione, sudore, risate, pianti, mani strette, fiatone, matitine, muro del pianto, addominali, amiredestruction, feste a tema, serate passate a ripetere, nuovi legami, prove generali, esibizioni, ansia, adrenalina e tanto altro. La scalata ti da la forza di arrivare al punto più alto. E da lì non si scende, perché la cima è ancora lontana, ma la voglia di arrivarci aumenta di anno in anno, di scalata in scalata. Io non so cos’è l’amore a prima vista, e nemmeno ci credo.So cos’è l’amore a seconda vista perché l’ho provato, e mi sembrava giusto condividerlo con tutti, magari nella speranza che qualche scettica possa convincersi a dare alla danza orientale una seconda possibilità, o meglio a dare a se stessa la possibilità di innamorarsi di questa danza, come ho fatto io.

fine anno

#StayTuned

#StayIris                                                                                                                                                                          Roberta Capezzuto

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