Sono sempre stata molto incuriosita dal mondo arabo, forse perché da piccola avevo letto le avventure di Sindbad e Sherazade, fatto sta che all’università avevo pensato di studiare arabo, poi ho cambiato idea. La danza è stata una diretta conseguenza di questa curiosità: già nel 2007, quando vivevo in Austria, avevo provato ad iscrivermi ad un corso di quella che per me si chiamava danza del ventre, ma il corso non era mai partito. Poi nel 2014 Rossana, una mia cara amica, si iscrisse ad un corso di danza popolare all’Accademia Iris, una scuola di cui ignoravo completamente l’esistenza, e mi disse che a luglio avrebbero organizzato un corso estivo di danza del ventre (ndr, non si chiama così, ma all’epoca non lo sapevamo!). Decisi di provarci, poteva essere una buona occasione. Il giorno prima dell’inizio dei corsi c’era il saggio dell’Accademia e la mia amica mi invitò ad andare a vederla ballare. Neanche a farlo apposta, era l’anno di Hypnosis, l’anno delle storie de “Le mille e una notte”. Era l’anno di Sindbad il marinaio e delle storie raccontate dalla principessa Sherazade. Ricordo di essere rimasta incantata da quei colori, i movimenti morbidi e decisi, i veli, le spade, le musiche, tutte quelle ballerine bellissime in quegli abiti stupendi e scintillanti, e pensai di aver fatto benissimo ad iscrivermi al corso estivo.
Il giorno dopo iniziava un percorso che non sapevo dove mi avrebbe portato, ma che di certo mi entusiasmava. Non sono rimasta delusa da quelle quattro settimane. Ricordo come se fosse ieri la prima lezione, con la maestra che, per prima cosa, ci diceva che quella che avremmo imparato a ballare non si chiama danza del ventre ma danza orientale; e poi la fatica, il sudore, le risate, l’allegria, la soddisfazione di riuscire a fare qualche semplice passo. A fine luglio dubbi non ne avevo più, a settembre mi sarei iscritta al corso annuale!
A settembre poi ci iscrivemmo in quattro. Ero riuscita a convincere altre due amiche di una vita, Kate e Katia, ad unirsi a me e Rossana, quindi l’atmosfera era bella anche per la condivisione di quella nuova esperienza. Però sono una persona abbastanza incostante, per cui mi ero detta “ok, per ora pago il trimestrale, poi vediamo come va.” Dopo qualche settimana ormai avevo capito che non mi sarei limitata al primo trimestre, che non ne avrei saputo fare a meno. Ho scoperto delle persone bellissime nelle mie compagne di corso, tutte diverse da me, ma tutte stranamente compatibili. Siamo diventate gruppo, siamo diventate Amiche. E intanto continuavamo ad imparare cose sempre nuove: come usare il velo, come cantare il ritmo maqsum, le tecniche di allenamento e insegnamento – tutte alternative – della nostra maestra, poi soprannominate l’Amiradestruction. Abbiamo creato un costume dal nulla, comprato degli hula-hop senza sapere perché, saccheggiato tutti i negozi che vendevano rami di ciliegio finti, invaso case di collane di fiorellini e colla a caldo; abbiamo coinvolto fidanzati e amici nella preparazione di oggetti di scena, improvvisato balletti con la mia omonima Roberta, occupato terrazzi per ripetere in estate, girato video di work on floor sfruttando l’elasticità di Beba, tutto fidandoci sempre della nostra guida, sicure che il risultato sarebbe stato unico.
Ed è arrivato il saggio. Per quasi tutte noi era la prima volta che ballavamo su un palcoscenico. L’ansia era alle stelle ma ci siamo riempite di brillantini, siamo salite insieme sulla scena e, incredibilmente, ci siamo divertite tantissimo, non saremmo mai più volute scendere da lassù!
Con un’esperienza del genere alle spalle, l’anno successivo non poteva che iniziare con ancora più entusiasmo. Siamo diventate le Flow, come ci ha definite Serena mentre studiava per un esame. Ci siamo esibite, abbiamo partecipato a corsi con maestri internazionali e a gare, tutte cose impensabili solo qualche mese prima. Nel frattempo, ad inizio ottobre abbiamo saputo che presto avremmo avuto una nuova compagna di corso, una ragazza che aveva dovuto lasciare l’Accademia dopo il primo anno e voleva riprendere a studiare. All’inizio ero un po’ perplessa, pensavo che una persona nuova avrebbe potuto alterare il nostro equilibrio così solido e collaudato. Non potevo sbagliarmi di più: è arrivata Alessia che, con la sua dolcezza infinita, si è integrata perfettamente ed è entrata di diritto nel gruppo Flow; è diventata la nostra ciliegina sulla torta.
Non ho mai pensato che l’Accademia fosse una normale scuola di danza, ma se mai l’avessi fatto, dopo questa estate avrei cambiato comunque idea. Perché da Iris non si smette mai di imparare e non si pone limite alle nostre possibilità. Infatti la nostra maestra ci ha offerto la possibilità di andare insieme a lei a fare dei workshop con dei maestri internazionali a Varna, in Bulgaria, e io e Maddy, un’altra Flow, abbiamo colto la palla al balzo e siamo partite. È stata un’esperienza molto interessante dal punto di vista della danza, abbiamo avuto modo di sperimentare stili diversi e anche modi di insegnare diversi, studiando con maestri che venivano da tutto il mondo per portare le loro esperienze. Abbiamo assistito ad un gala a cui ha preso parte la nostra maestra e ad una gara tra ballerine professioniste, abbiamo potuto toccare con mano anche quanto cambia l’idea di ballerina di danza orientale spostandosi verso il mondo slavo.
Ma è stata una bellissima esperienza anche dal punto di vista umano. Passare tre giorni a strettissimo contatto ci ha permesso di conoscerci di più, di confrontarci, di raccontarci. In più, visto che c’è stato un problema logistico con un maestro egiziano bloccato all’aeroporto di Istanbul per 24 ore, abbiamo avuto anche del tempo per girare nei dintorni di Varna e fare le turiste nella capitale, Sofia. Ci è scappato persino un bagnetto veloce alla Zlatni pjasâci, ovvero la Spiaggia dorata, una delle principali località turistiche sul Mar Nero, accompagnato da un improbabile quanto ottimo spighetto! Quale scuola di danza vi propone dei workshop così?
Questo nuovo anno accademico invece è stato un po’ più travagliato per quanto mi riguarda. A causa di una frattura al piede, sono stata costretta a tre mesi di stop forzato. È stata dura lasciare le mie amiche a pochi giorni dalla nostra gara per lo Zaghareet Festival organizzato dalla nostra maestra, ma lei è riuscita a coinvolgermi lo stesso, facendomi fare da interprete per i maestri internazionali intervenuti alla manifestazione. E non è stato facile non poter entrare in sala per tutto questo tempo, ma finalmente a gennaio sono tornata, più pronta e desiderosa che mai di ricominciare a lavorare e studiare cose nuove!
E, come dice la nostra maestra, ad maiora semper!
                                                                                                                                                                                              Lalalalalalalalalalalaaaaa!
                                                                                                                                                                                                   Roberta Capasso

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